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NovarArcobaleno incontra Filos Novara

Ieri la classe 4 OBA della scuola Filos Fwhatsapp-image-2018-11-14-at-10-55-08-amormazione ha incontrato Andrea e Laura dell’associazione “NovarArcobaleno”. Un’associazione che si prefigge di contrastare la discriminazione delle persone LGBTQIA* sul territorio novarese, di offrire un punto di aggregazione per le stesse persone e di informare la gente sulla sessualità.
Laura ha 26 anni ed è la vicepresidente di questa associazione. Andrea invece ha 45 anni, si occupa di marketing commerciale, è socio di Arcigay Milano oltre che della stessa NovarArcobaleno. 
Un percorso sulle identità sessuali e di genere che ha portato gli studenti a confrontarsi su diversi temi: “che cosa significa LGBT?”, “Cosa è una scelta sessuale e affettiva?”, “Essere omosessuali è una malattia?”, “Quale differenza tra outing e coming out?”
Andrea e Laura sono partiti dalla loro esperienza, una testimonianza preziosa. “Ho sempre saputo di essere gay (già alle elementari) ma ho avuto una relazione con una donna per 7 anni, fino ai 32. Il momento in cui intuisci di poter esser gay non coincide con il momento in cui lo capisci, e a sua volta, non coincide con il momento in cui lo accetti ed è ancora diverso dal momento in cui lo dici agli altri. Ho conosciuto amici gay che non prendevano per mano il compagno, ma prima non lo facevano neanche con una donna. Sono sempre fasi diverse per alcuni più lunghe e per altri meno. Cosa può facilitare questo percorso? La società che ci circonda. E quindi tutti noi abbiamo una grande responsabilità nel creare una società più accogliente”. Conclude Andrea.
Laura ha scoperto di essere lesbica all’età di cinque anni. “Ho iniziato delle relazioni a 17 anni e ricordo come mi guardava la gente. Ogni volta che uscivo mi sentivo gli occhi puntati addosso”. 
 
E’ bello ascoltare Andrea e Laura. Sono storie semplici, quotidiane, ma che rovesciano stereotipi e pregiudizi. Storie che costringono ad affrontare anche le proprie paure. Un esercizio di pensiero critico, di apertura mentale che spalanca pozzi artesiani e abbatte tabù. Abbiamo capito che l’omosessualità non è un vizio, che non c’è nulla di cui vergognarsi e che questa non può essere classificata come malattia. È una grande ingiustizia perseguitare l’omosessualità come un crimine ed è anche una crudeltà discriminarla. Ma il lavoro da fare è ancora lungo.
 
Ci rivediamo martedì prossimo!
 
Anna Pane
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