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L’omocausto: Incontro tra la III OIT e l’associazione Novararcobaleno

Il giorno 30/01/2019 la classe 3OIT ha trattato dell’argomento riguardante l’omocausto con l’associazione Novararcobaleno. Insieme a Flavio, Laura e Andrea siamo partiti dalla giornata della memoria (giorno della liberazione di Auschwitz) per discutere e approfondire lo sterminio degli omosessuali nei campi di concentramento. Si stima che gli omosessuali internati nei lager siano stati almeno 50.000. L’ideologia nazista reputò l’omosessualità incompatibile con i propri ideali considerando che le relazioni sessuali dovessero essere solo a fini riproduttivi. Questa ideologia fu poi concretizzata nel famoso paragrafo 175, articolo del codice penale tedesco in vigore dal 15 maggio 1871 al 10 marzo 1994 che considerò un crimine avere rapporti sessuali di tipo omosessuale tra uomini.

La cosa fu sconvolgente anche per alcuni gerarchi nazisti. Ernst Röhm ne è l’esempio più eclatante. Rohm fù un politico/militare appartenente alla S.A durante l’avvento del nazismo, braccio destro di Hitler pur essendo omosessuale. Inizialmente Hitler protesse Röhm dagli elementi estremisti del partito nazista che vedevano nella sua omosessualità una grave violazione delle norme. Nel tempo però Hitler rivide questa posizione e lo uccise durante la “notte dei lunghi coltelli” sfruttando il pretesto della sua omosessualità per compiere ulteriori azioni contro le SA al fine di renderle innocue e docili al suo potere.

Un’altra storia riguarda quella di Magnus Hirschfeld sessuologo e militante del primo movimento omosessuale in Germania che nel 1919 fondò l’istituto per la ricerca sessuale poiché convinto che l’omosessualità fosse una malattia curabile attraverso specificati rimedi.

Il 6 maggio 1933 i nazisti distrussero il suo istituto e condannarono all’esilio Hirschfield fino alla sua morte nel 1935 a Nizza.

Una lezione interessante, perché mi ha ricordato come questi fatti non siano tema del passato ma del presente più prossimo. Perché l’omosessualità viene ancora considerata una malattia? Perché non viene accettata dalla nostra società? Perché abbiamo ancora paura della diversità?
Fabio Mainardi 3OIT

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